Aggiornamento dell’algoritmo di Google: un terremoto sulle SERP

L’antefattoNuovo algoritmo di Google di agosto 2018: tanti siti in caduta libera

E’ una tranquilla e calda (caldissima) mattina di inizio di agosto 2018.

I SEO (coloro che si occupano del posizionamento dei siti web sui motori di ricerca), come tutte le mattine (e le notti) aprono i loro strumenti di analisi e pensano di aver sbagliato qualcosa mentre preparavano quella colazione che adesso stanno gustando davanti al monitor del loro computer. Quello che stanno vedondo è tutto così strano che qualcuno pensa di aver mischiato il proprio caffelatte con dell’ottimo whisky, e che quest’ultimo abbia avuto effetto immediato.

Si stropicciano gli occhi, infilano un paio di occhiali (anche quelli da sole vanno bene), e guardano nuovamente i loro monitor.

E no, non hanno le visioni come fossero San Francesco, però i santi iniziano a tirarli in ballo tutti quanti. Diamine, sembra sia passato un terremoto sulle SERP (le pagine dei risultati di ricerca) e non ci capiscono nulla!

Iniziano a guardarsi intorno, provano a leggere nei forum e nei gruppi Facebook dedicati all’argomento, e trovano riscontro di quanto hanno appena visto nelle domande e nelle perplessità dei colleghi: per tantissime chiavi di ricerca, i risultati che Google restituisce sembrano impazziti. Nulla è più come poche ore prima. I loro bei siti che stavano in cima alla prima pagina sono adesso finiti in ventesima, e chi stava in fondo adesso è il primo.

Cos’è successo?

E’ successo che nelle ore precedenti gli ingegneri di Google hanno attivato un grosso aggiornamento agli algoritmi che sovrintendono l’esposizione dei risultati di ricerca e, ovviamente, tutte le analisi che stanno a monte dei risultati che noi vediamo. E’ stato premuto un bottone ed è partito il Google Update del 1° agosto.

Nei giorni e nelle settimane successive, sul web si è letto di tutto, ed anche il contrario. Ognuno, sulla base di quello che ha visto accadere relativamente ai posizionamenti dei propri siti, ha iniziato a fare ipotesi, molto spesso incomplete perché basate su situazioni parziali. Molti hanno gridato al complotto da parte di Google, e quasi tutti hanno percepito che qualcosa non quadrava.

E non quadrava perché i risultati proposti da Google erano, per la maggior parte, in netta contraddizione con quello che gli ingegneri del motore di ricerca avevano sempre predicato per chi voleva posizionarsi in modo adeguato. Siti con contenuti spazzatura si trovano adesso nelle primissime posizioni, mentre siti di alta qualità sono finiti nel dimenticatoio.

Cosa sia realmente successo, e perché la situazione dei risultati sia cambiata in modo così drastico, al momento non è dato sapere. Teniamo a mente che gli algoritmi che governano il posizionamento dei siti web nelle pagine di ricerca sono coperti da brevetti e soprattutto Google si guarda bene dal renderli pubblici, quindi a noi che proviamo a far arrivare i vostri siti in vetta ai risultati non resta che provare, testare, analizzare, cercare di capire, cercare le controprove, ecc… Nulla di certo.

Situazione

Nelle varie discussioni tra colleghi e partner sono emerse alcune riflessioni in merito a quello che Google potrebbe avere intenzione di fare, ma, come detto, sono solo supposizioni, anche se dettate dall’esperienza, dall’analisi e dal confronto.

– una prima intenzione da parte di Google potrebbe essere quella di evitare di posizionare nel modo migliore contenuti che non abbiano la dovuta autorevolezza (sia relativamente all’intero sito che all’autore dei contenuti). Se teniamo conto della facilità con cui chiunque oggi può pubblicare contenuti su qualsiasi argomento, pur non sapendone nulla, è possibile che gli ingegneri che sviluppano gli algoritmi abbiano deciso di mettere un freno a questo fenomeno. Ricordiamoci che per Google la funzione primaria è quella di fornire all’utente che sta facendo una ricerca i risultati più pertinenti in base al suo intento di ricerca. Fornire informazioni sbagliate, non verificate o prive di fondamento (non solo scientifico), non è certo la strada giusta per chi vuole servire al meglio i suoi utenti.

Questa potrebbe essere una buona ipotesi, in buona parte confermata dalle analisi svolte relativamente alle ricerche in ambito medico, anche se contraddetta in altre situazioni in cui siti ben focalizzati su uno specifico argomento sono stati retrocessi di tantissime posizioni. Sicuramente questa è la strada che Google vuole intraprendere, ma è possibile che non c’entri nulla con il nuovo aggiornamento;

– di pari passo con l’autorevolezza viaggiano i contenuti del sito. Come abbiamo appena detto sono crollati anche siti di tutto rispetto. Questo non vuol dire di certo che dobbiamo iniziare a produrre spazzatura. A chi pubblica un sito interessa che questo venga visitato, e se quello che pubblica non è all’altezza delle aspettative degli utenti, può anche chiudere e passare a fare altro, perché qualsiasi utente dopo pochi istanti ha già compreso se quello che sta vedendo è utile per lui o meno. Quindi, come si dice spesso nel nostro mestiere, produciamo contenuti per gli utenti e non per i motori di ricerca;

– un altro dei fattori che aiuta il posizionamento dei siti web sono i link in ingresso. Anche su questo argomento si sono concentrate le analisi per capire cosa stia alla base del nuovo algoritmo. Una delle ipotesi più accreditate potrebbe essere quella secondo la quale il motore di ricerca stia rielaborando il sistema di assegnazione dei “punteggi” che fanno si che un link in ingresso da un altro sito sia più “performante” per il posizionamento rispetto ad altri, e viceversa. E’ una ipotesi, che può essere corretta o meno, e forse molto dipende anche dalla validità della prima ipotesi sull’autorevolezza del sito o dell’autore.

– un’altra ipotesi dice che Google stia cercando di creare spazio a siti più piccoli e più recenti nelle pagine dei risultati spesso monopolizzate dai giganti di ogni settore. Ipotesi più che plausibile, e che riteniamo farebbe comunque bene agli utenti.

Le ultime informazioni quasi ufficiali diffuse da Google stessa ci dicono che:

– è cambiato il modo con cui Google interpreta l’intento dei ricerca dell’utente;
– è cambiato il modo con cui Google interpreta a quale intento di ricerca le pagine rispondono;

Questo significa che il nuovo algoritmo di Google lavora per capire sempre meglio qual’è il reale intento che sta alla base di ogni singola ricerca, e prova a rispondere in modo sempre più preciso sulla base di ogni specifico intento.

Come ci muoviamo noi?

Riteniamo che al momento ci sia ancora un gran polverone su questo argomento, e che qualche aggiustamento possa ancora avvenire.

Pertanto, fino a questo momento, non abbiamo toccato nulla sui nostri siti e su quelli dei nostri clienti, in attesa che il polverone scenda e si riesca a vedere l’orizzonte in maniera più nitida, e si possa intravedere da che parte sta il burrone (e noi, ovviamente, andremo nella direzione opposta!).